IT gestito a canone: cosa cambia rispetto al break-fix

Team IT al lavoro: modello di IT gestito a canone MSP

In un’azienda con quaranta postazioni la stampante di reparto smette di funzionare. Nessuno chiama il fornitore, perché ogni chiamata si paga: per tre settimane il reparto stampa al piano di sopra. Poi si ferma un server, e quella volta il telefono squilla subito. Nel modello break-fix nessuno controlla i sistemi finché funzionano, così i piccoli segnali maturano indisturbati fino al fermo. È la ragione per cui esiste l’IT gestito a canone.

Nel modello a chiamata si paga l’intervento, quando qualcosa si guasta. Il meccanismo è comprensibile e porta con sé un difetto di fondo: il fornitore incassa quando l’azienda ha un problema. Nessuno lo dichiara e quasi nessuno ne approfitta, ma l’incentivo economico spinge in quella direzione, e il risultato si legge nelle attività che nessuno svolge. Aggiornamenti rimandati, backup che nessuno ha mai provato a ripristinare, documentazione inesistente perché non la paga nessuno.

La fattura dell’assistenza a chiamata è la parte piccola del costo

Le fatture del break-fix sono visibili e spesso contenute. Il costo vero sta in voci che nessuna fattura registra.

Una parte si accumula nelle ore di fermo, passate ad aspettare che qualcuno arrivi. Un’altra riguarda la sicurezza, gestita in risposta alle emergenze anziché in modo preventivo. Una terza nasce dall’assenza di storico: ogni intervento riparte da zero, perché chi arriva non sa cosa è stato fatto sei mesi prima. La quarta è l’imprevedibilità, che rende impossibile iscrivere a budget una voce che oscilla da un anno all’altro.

Esiste poi un effetto meno evidente, e nella nostra esperienza pesa più di tutti gli altri. Quando ogni chiamata costa, le segnalazioni minori non vengono inoltrate. Il problema minore resta in sospeso finché non diventa grande, ed è a quel punto che il fornitore riceve la chiamata.

Un caso: la macchina del 2013 che nessuno aveva interesse a segnalare

Durante un assessment abbiamo trovato un server del 2013 ancora in produzione, con un applicativo di reparto sopra. In un’altra azienda ci siamo imbattuti in una macchina dismessa nei registri e tenuta accesa, perché ogni tanto qualcuno chiedeva di ricollegarla per recuperare dati storici.

Nessuna delle due situazioni aveva prodotto un incidente, e questa è precisamente la ragione per cui erano rimaste in esercizio. Qualcuno in azienda le conosceva. Nessuno però le aveva portate in direzione, perché non rientravano in un intervento fatturabile, e nessuno aveva messo per iscritto cosa sarebbe accaduto il giorno in cui quell’hardware si fosse fermato.

La competenza del fornitore non è in discussione: manca un soggetto il cui interesse economico coincida con la prevenzione. Il passaggio al canone ha ribaltato quella logica in poche settimane. Le due macchine sono entrate in un inventario presidiato, con una data di fine vita scritta accanto: la prima è stata sostituita in modo pianificato insieme all’applicativo di reparto, la seconda spenta dopo il trasferimento dei dati storici su un archivio gestito e incluso nel backup. Il monitoraggio continuo ha portato in direzione ciò che prima viveva solo nella memoria di un tecnico.

Che cosa entra nell’IT gestito a canone, voce per voce

Un contratto di questo tipo sposta il baricentro dalla riparazione al presidio. Nel perimetro rientrano il monitoraggio continuo di server, postazioni e reti, gli aggiornamenti pianificati, la gestione dei backup con verifiche periodiche dei ripristini, il presidio della sicurezza, l’assistenza agli utenti e la manutenzione evolutiva.

Il cambiamento si vede su due fronti. Il fornitore affronta i problemi ricorrenti alla radice, perché ripetere lo stesso intervento diventa un costo del fornitore e non un ricavo. E l’azienda si ritrova con uno storico consultabile: chi interviene sa cosa è stato fatto prima, e chi decide può leggere quanto un sistema è costato in un anno.

Nel confronto diretto, i due modelli divergono su cinque aspetti.

Aspetto Assistenza a chiamata IT gestito a canone
Quando si paga A guasto avvenuto Ogni mese, su un perimetro definito
Interesse del fornitore Incassa quando qualcosa si guasta Guadagna se i sistemi restano stabili
Storico degli interventi Riparte da zero a ogni chiamata Documentato e consultabile nel tempo
Sicurezza Gestita in risposta all’emergenza Presidiata in modo preventivo, con verifiche periodiche
Budget IT Oscilla da un anno all’altro Prevedibile e confrontabile

MSP e MSSP: la differenza si vede solo quando c’è un incidente

Le due sigle compaiono spesso appaiate nelle offerte, e indicano perimetri diversi.

Un MSP, Managed Service Provider, prende in carico la gestione operativa dell’infrastruttura: server, endpoint, reti, ambienti Microsoft 365, backup, connettività, monitoraggio, assistenza e manutenzione. Presidia il funzionamento quotidiano dei sistemi. Un MSSP, Managed Security Service Provider, presidia la protezione: prevenzione, monitoraggio degli eventi di sicurezza, rilevazione, risposta agli incidenti, miglioramento della postura difensiva nel tempo.

La distinzione conta perché affidare i due ruoli a fornitori diversi apre una zona grigia. Quando un attacco va a segno, chi gestisce i sistemi e chi li protegge tendono a rimandarsi la responsabilità, e l’azienda intanto resta ferma. Noi lavoriamo come MSP e MSSP dentro un unico perimetro contrattuale proprio per chiudere quello spazio: in caso di incidente non c’è un secondo interlocutore da coinvolgere né una perizia da attendere. Chi vuole esaminare gli obblighi che ricadono sul trattamento dei dati trova il quadro completo nell’articolo sugli adempimenti informatici del GDPR.

C’è poi un fronte che rende questa scelta sempre meno rinviabile: la pressione normativa. Le grandi imprese inoltrano ai propri fornitori i questionari di sicurezza che ricevono, e le PMI li ricevono insieme agli ordini, con domande su backup, gestione degli accessi e risposta agli incidenti a cui qualcuno deve saper rispondere per iscritto. La direttiva NIS2, il cui testo è consultabile su EUR-Lex, allarga la platea dei soggetti coinvolti e sposta la responsabilità sulla catena di fornitura. Un fornitore che opera come MSP e MSSP dentro lo stesso contratto ha già in mano l’inventario, le policy e i registri che quei questionari chiedono, e le risposte diventano un’estrazione di dati invece di una ricerca affannosa.

Come si costruisce un canone, e da quali dati parte la stima

Chi valuta un IT gestito a canone arriva presto alla domanda sul criterio con cui si forma l’importo. Tre variabili lo determinano, ed è utile conoscerle prima di leggere una proposta.

  • Il numero e il tipo di dispositivi da gestire: server, postazioni, apparati di rete, dispositivi mobili.
  • I servizi che rientrano nel perimetro, dal monitoraggio di base fino al presidio di sicurezza continuativo.
  • I tempi di intervento su cui il fornitore si impegna, distinti per gravità, e le fasce orarie di copertura.

Una prima stima si può costruire anche a distanza, partendo dai numeri che l’azienda dichiara: postazioni, server, servizi attivi. Il numero definitivo arriva dopo la verifica dell’infrastruttura, perché le ipotesi non controllate si pagano poi, sotto forma di attività escluse dal contratto o di tempi diversi da quelli attesi.

Il termine di paragone corretto per il canone è la somma degli interventi, dei fermi e dei rischi rimasti scoperti nell’anno precedente. Sono dati che quasi tutte le aziende hanno in contabilità e che quasi nessuna ha mai riunito in un unico prospetto.

Cinque punti su cui i contratti si somigliano solo in apparenza

Le proposte di servizio gestito usano descrizioni simili e divergono nei dettagli che ne determinano il valore. Su questi cinque punti conviene pretendere risposte esplicite, qualunque sia il fornitore che presenta l’offerta.

  • Cosa rientra nel canone e cosa viene fatturato a parte. La zona grigia più frequente riguarda progetti evolutivi e nuove installazioni.
  • Quali tempi di presa in carico dichiara il contratto, distinti per gravità, e cosa accade quando non li rispetta.
  • In quali orari opera il presidio e chi risponde alle richieste fuori da quelle fasce.
  • Chi detiene credenziali e documentazione dei sistemi, e cosa resta all’azienda in caso di cambio fornitore.
  • Con quale frequenza qualcuno testa i ripristini, e chi conserva l’evidenza di quei test.

Le ultime due voci dicono più di qualunque brochure: un fornitore che consegna documentazione e credenziali, e conserva l’evidenza dei test di ripristino, lavora per farsi confermare ogni anno, non per rendersi difficile da sostituire.

Serverless in sede e DaaS: due termini da chiarire prima della firma

Quando in un progetto si parla di ridurre o eliminare i server fisici dalla sede, il termine serverless non ha nulla a che vedere con l’accezione tecnica che ha nello sviluppo software. Indica lo spostamento dei carichi su infrastruttura gestita, con meno hardware da mantenere in azienda e meno vincoli sul locale tecnico. È il punto in cui l’IT gestito a canone si incrocia con il cloud, due aree presidiate dalle stesse business unit, e conviene affrontare le due scelte insieme invece che a distanza di un anno.

Il Device as a Service applica la stessa logica alle postazioni: i dispositivi non si comprano, si usano come servizio, con fornitura, configurazione, gestione del ciclo di vita e sostituzione compresi. La formula rende quando il parco macchine è disomogeneo e va rinnovato comunque, quando le sostituzioni sono frequenti, oppure quando la direzione preferisce trasformare un investimento in un costo operativo prevedibile. Il momento migliore per valutarla è il rinnovo del parco: è lì che il vantaggio si vede per intero.

Come avviene il passaggio all’IT gestito a canone, settimana per settimana

Il percorso comincia prima della firma, con un assessment che fotografa hardware, licenze, backup, accessi e criticità. È la fase in cui emergono le situazioni descritte più sopra, e serve all’azienda per valutare che cosa sta acquistando prima di impegnarsi.

Da lì si definisce il perimetro, si stabiliscono le priorità e si costruisce il canone. Le prime settimane servono a recuperare l’arretrato, e conviene prevederlo: un contratto avviato su un’infrastruttura non allineata genera un numero di interventi iniziale superiore alla media, e un fornitore serio lo dice prima invece di presentarlo come un imprevisto.

Nei percorsi che seguiamo l’assessment è la fase su cui investiamo più tempo, perché determina se il contratto sarà sostenibile per entrambe le parti. Il metodo lo abbiamo costruito in Aesir Srl su progetti che seguiamo in tutta Italia e, su richieste specifiche, in Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti, con un SOC interno e certificazioni ISO 9001 e ISO/IEC 27001: sono gli stessi standard che i nostri clienti si trovano a dover dimostrare ai propri.

Domande frequenti

L’IT gestito a canone sostituisce del tutto gli interventi a chiamata?

Un contratto di IT gestito a canone copre le attività definite nel perimetro contrattuale. Progetti nuovi, migrazioni e installazioni straordinarie vengono quotati come attività dedicate, con perimetro, tempi e responsabilità scritti nel contratto.

Qual è la differenza fra MSP e MSSP?

Un MSP gestisce l’operatività dell’infrastruttura informatica, un MSSP ne presidia la sicurezza. I due ruoli possono stare su fornitori distinti, e tenerli uniti riduce le zone grigie nella gestione degli incidenti.

Cosa accade ai fornitori già presenti?

Non è necessario sostituirli tutti. In molti progetti coordiniamo quelli esistenti, per esempio il fornitore del gestionale o della connettività, riducendo i passaggi fra interlocutori.

Come si misura l’efficacia del servizio?

Con pochi indicatori concreti: numero di fermi che hanno bloccato il lavoro, tempo medio di presa in carico, quota di dispositivi aggiornati, esito documentato dell’ultimo test di ripristino. Se dopo sei mesi non migliorano, il contratto va rivisto.

Parliamone

Il modo più rapido per valutare la convenienza di un IT gestito a canone consiste nel sommare le fatture di assistenza dell’ultimo anno e aggiungere le ore di fermo registrate. È un calcolo grezzo, e di solito basta a orientare la decisione.

Se desidera approfondire il tema o valutare la situazione della sua azienda, può compilare la form in fondo alla pagina oppure scrivere a support@aesir-tech.it: prenotiamo una consulenza gratuita e partiamo dai suoi numeri

Vuoi parlarne applicato alla tua azienda?

Ti rispondiamo con l’esperienza di progetto, non con una brochure.

Richiedi un contatto